Che cosa è il tumore dell'ovaio?

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Che cosa è il tumore dell'ovaio?

Epidemiologia
Gli studi epidemiologici non possono ancor oggi fornire un quadro preciso della donna a rischio di tumore dell’ovaio, né orientare programmi di prevenzione o di diagnosi precoce.
Il cancro dell’ovaio rappresenta circa il 3% dei tumori delle donna, essendo il 20 dei tumori ginecologici dopo il cancro dell’utero. In Italia, sono circa 5.000 i nuovi casi e 3.000 i decessi all’anno, vale a dire che 1 donna su 70 è destinata ad ammalarsi e 1 su 100 a morire per tale neoplasia.

Fattori di rischio.
Storia ostetrica e fattori riproduttivi.
Gli aspetti maggiormente indagati nell’eziologia del carcinoma ovarico hanno riguardato la storia ostetrica e riproduttiva; in particolare, la maggior parte degli studi ha riportato un minor numero di gravidanze ed una più bassa parità nei casi rispetto ai controlli. Inoltre, come peraltro nel caso del tumore della mammella, la stessa età della prima gravidanza può influenzare il rischio del cancro dell’ovaio, che in alcuni studi appare diminuito in presenza di una prima gravidanza precoce. Questo fattore è emerso anche indipendentemente dal numero delle gravidanze e suggerisce pertanto che la prima gravidanza in età precoce possa conferire una specifica protezione.

Fattori e farmaci ormonali.
Come la gravidanza, anche l’uso di contraccettivi (la "pillola" combinata) diminuisce il rischio di insorgenza di neoplasie ovariche.

Familiarità.
Un aumento di rischio è stato riscontrato nelle donne con storia familiare di cancro ovarico e cancro della mammella. L’anamnesi positiva per cancro dell’ovaio rappresenta il più importante fattore di rischio e pertanto le donne con storia familiare di cancro ovarico nelle parenti di primo grado sono da considerare ad alto rischio (RR > 3). Il rischio raddoppia se vi sono due o più parenti di primo grado con cancro ovarico. Inoltre, molti casi di cancro di ovaio e mammella sono stati riportati nella stessa famiglia.

Forme ereditarie di carcinoma ovarico.
Il tumore ovarico in queste famiglie è caratterizzato da casi multipli di tumore al seno ed ovarico in generazioni successive, con età più giovane di insorgenza. Questa sindrome ereditaria è dovuta a due geni soppressori BRCA1, sul cromosoma 17q e BRCA2, sul cromosoma 13q. La trasmissione della mutazione è autosomica dominante, ma fortunatamente la frequenza di tale mutazione è molto bassa, pari a 0,0006, pertanto la proporzione di casi attribuita a tale mutazione è < 5%. Un eccesso di cancro ovarico è stato anche riscontrato nella sindrome del carcinoma colorettale non poliposico ereditario (sindrome di Lynch II), una sindrome autosomica dominante, che determina un aumento di rischio di carcinoma colorettale non poliposico e dei carcinomi dell’endometrio, della mammella e dell’ovaio.

Attività fisica.
Diversi studi hanno evidenziato una relazione inversa tra attività fisica e rischio di cancro ovarico. Particolare rilevanza avrebbe l’attività fisica connessa ad attività lavorativa. Si ipotizza che tale attività possa ridurre i livelli di estrogeni ed il numero delle ovulazioni.

Dieta.
La dieta è stata messa in relazione con il cancro dell’ovaio per la sua potenziale influenza sul processo di cancerogenesi; tuttavia, una quantificazione puntuale del rischio non è al momento disponibile. Numerosi studi sia prospettici sia retrospettivi hanno evidenziato un effetto protettivo della dieta ricca di vegetali e pesce; inoltre, alcuni studi evidenziano anche un ruolo protettivo del grano integrale oltre che delle fibre in genere. Viceversa, una dieta ricca di carne rossa e grassi sembra direttamente correlata con il cancro dell’ovaio. Tale relazione è meno evidente nelle forme mucinose. Per quanto riguarda i micronutrienti, alcuni studi hanno evidenziato una relazione inversa con la vitamina A, in particolare con il suo precursore beta-carotene. Nessuna relazione viceversa è emersa con altri micronutrienti (vitamine C, D, E), mentre un lieve effetto protettivo è stato individuato per il calcio. L’associazione di alto consumo di calcio e di vitamina D si è dimostrata alcune volte avere un effetto protettivo statisticamente significativo. Recentemente, alcuni studi hanno valutato il ruolo dei flavonoidi, un vasto gruppo di polifenoli con attività antiossidante presenti in numerosi alimenti (frutta, vegetali, vino rosso, tè). Un alto consumo di tali antiossidanti sembra avere un effetto protettivo oltre che per i tumori dell’apparato digerente ed urinario, anche per tale tipo di neoplasia.

Obesità.
Sebbene l’obesità sia un chiaro fattore di rischio per gli altri tumori ginecologici e la mammella, la relazione con il cancro dell’ovaio non è chiara: alcuni studi riportano un’associazione con l’indice di massa corporea (BMI) > 24 kg/cm2.

Sintomi.
Il tumore dell’ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali. Per questo è difficile identificarlo precocemente.
Sono tre i sintomi che le donne dovrebbero tenere presenti in quanto possibili indicatori precoci della presenza di un cancro delle ovaie: addome gonfio, aerofagia, bisogno di urinare frequentemente.
Si tratta purtroppo di sintomi spesso sottovalutati in quanto comuni ad altre patologie minori.
Ovviamente vanno considerati solo se si presentano insieme e all’improvviso: in tutti gli altri casi non sono significativi. A questi sintomi va aggiunta la sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto.

Diagnosi.
La diagnosi si effettua mediante l’esame pelvico, ossia la visita ginecologica e la palpazione dell’addome e tramite l’ausilio dell’ecografia. A volte può essere d’ausilio associare il dosaggio di un marcatore tumorale, il CA 125.
Come si cura
Le donne colpite da un cancro dell’ovaio vengono sottoposte, qualora lo stadio della malattia lo permetta, ad intervento chirurgico. A volte la chirurgia viene preceduta o seguita dalla chemioterapia.

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